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Le culle del neonato PDF Stampa E-mail
Scritto da Dr. Adalberto Campagna   
Mercoledì 26 Gennaio 2011 18:55

 

L'origine della culla non è egualmente diffusa in tutti i paesi del mondo ma riguarderebbe soprattutto i popoli dell'emisfero settentrionale, ragion per cui si potrebbe tranquillamente affermare che l'uomo ha vissuto una cultura con e senza culla.

Presso i Romani, le culle erano simili a delle piccole barche, erano cioè incavate o a forma di scudo, al cui interno era posto un materassino imbottito di lana o fieno; per contrastare odori sgradevoli venivano poi inserite nella culla anche foglie di alloro e mirto o petali di fiori profumati.

Tali culle venivano adagiate sul pavimento o attaccate al soffitto con delle corde per dare oscillazione al neonato.

Le famiglie piu' ricche spesso assumevano delle schiave che avevano il precipuo compito di muovere la culla per dondolare il bambino; accanto alla culla anticamente chiamata “cuna” si pensava vegliasse la dea Cunina, per tale motivo colui o colei, addetti al movimento della culla, venivano chiamati rispettivamente Cunarius o Cunaria; era forte  l'idea che la dea Cunina allontanasse gli spiriti maligni e assicurasse serenità e sogni tranquilli al neonato.

Prima di venire adagiati all'interno delle culle, i piccoli venivano rigorosamente avvolti con delle fasce che insieme al latte erano il simbolo dei neonati; la fasciatura era ritenuta utile a modellare il corpo del bambino e la si riteneva efficace nel prevenire una cattiva posizione.

La culla nasce con l'intento di riprodurre la sensazione fetale del movimento vissuta dal bambino nel grembo materno; il dondolamento provocato dalla culla, doveva servire a ricreare inoltre quell'effetto positivo che il piccolo avvertiva quando era sostenuto dalle braccia materne.

Cullare un bambino dunque serviva a farlo addormentare , a distrarlo e a rilassarlo consentendo anche alla madre momenti di riposo per dedicarsi ad altre mansioni.

In realtà il significato della culla oggi è rimasto invariato ma,  all'uso frequente delle culle nel passato, seguirono presto critiche e dissensi: alcuni studiosi erano sostenitori dell'effetto rilassante del movimento sulla psiche del bambino, altri erano contrari al rullio continuo, poiché potenziale causa di problemi digestivi e malesseri per il piccolo.

Le idee rivoluzionarie di Rousseau, facevano continuamente proseliti: già allora egli sosteneva che i bambini dovevano essere liberati dalla tortura delle fasce e dal dondolio eccessivo della culla e cosi' nel 1800 si condanno' definitivamente questa usanza ritenendola intollerante schiavitu' per i genitori che ne erano diventate vittime.

La culla per i genitori rappresentava comunque un luogo sicuro e caldo e spesso veniva dipinta scaramanticamente di rosso o decorata con oggetti religiosi come angeli o croci; non mancavano pero' oggetti protettivi, tipo fiocchi, pezzi di ebano, ferro, corni, contro la temuta presenza del diavolo o dell'ignoto.

Anche nell'Ottocento le culle venivano riempite di fragranze profumate ma con foglie di felci e i materassini erano costituiti da sacchi di tela imbottiti di crine di cavallo, alghe marine o paglia.

Spesso le culle venivano costruite dai padri o dai nonni secondo fantasia e tradizione e i modelli variavano anche in base alla regione di provenienza: in Toscana si preferiva costruire culle in vimini per una buona aerazione all'interno della culla che era munita di rotelle e velo per proteggere il neonato da polvere e insetti; quelle in legno erano prevalentemente di pino, di larice, di cipresso; nella zona dell'Amiata veniva usato il castagno perchè piu' facile da reperire.

Le famiglie aristocratiche dell'epoca le preferivano in ebano scuro poichè si pensava che il colore scuro allontanasse la paura del buio.

Anche nel Lazio si usava il legno di castagno, mentre in Sardegna il sughero; in Sicilia la culla era la “naca” costituita essenzialmente da un vello di pecora.

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 26 Gennaio 2011 21:00