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I giovani e le nuove tendenze: alcol ed energizzanti PDF Stampa E-mail
Scritto da Dr. Adalberto Campagna   
Venerdì 20 Febbraio 2015 14:06

La società in cui viviamo, attualmente è quella dove il nostro modo di vivere quotidiano, il nostro modo di pensare e di percepire il mondo, stanno modificandosi  secondo modelli antropologici e fattori evolutivi in continua ascesa.
In una società che si trasforma e si evolve così velocemente, anche essere genitori è un compito che richiede continue riflessioni.
La superficialità di molte relazioni interpersonali,  la diffusione prorompente della tecnologia che ha cambiato il modo in cui si comunica, l’uso continuo del web, l’incertezza per il futuro, possono accentuare  il senso di solitudine di molti di noi.
Questi rapidi  cambiamenti, non privi di conseguenze psicodinamiche sulle sfere dell’identità, delle relazioni e dei valori dell’individuo, soprattutto se  in fase di maturazione, possono condizionare enormemente il nostro modo di essere.
La logica conseguenza di queste  inevitabili  metamorfosi  non poteva  non influenzare l’attività di coloro che per scelta personale, da sempre hanno dedicato  le loro attenzioni ai giovani:
mi riferisco ai medici pediatri la cui figura, nata per curare e prevenire malattie  che definirei “classiche", sta assumendo invece nuovi significati,  pur mantenendo le caratteristiche di una professione orientata tecnicamente al futuro delle nuove generazioni.
Diventano sempre più frequenti le patologie centrate sul corpo che si esprimono spesso  con disturbi alimentari( mi riferisco ad anoressia e bulimia) o psicosomatici, tali da configurare l’emergente capitolo delle  c.d. “nuove malattie”: tra queste,  l’abuso di alcol ed energizzanti, a torto considerati meno importanti, oltre all’uso di droghe e nuove dipendenze.
Sorge, da queste considerazioni , la necessità di intervenire sugli stili di vita di questi giovani, con interventi mirati per prevenire conseguenze dannose per la salute.
Uno studio israeliano del 2013, dimostra che un programma educativo intensivo di un solo giorno, è efficace nel modificare favorevolmente la consapevolezza del problema e il consumo di alcol in adolescenti.
Non si parla solo di abuso di alcol tra i giovani, inteso come una perdita di controllo dei propri comportamenti e di un’ebrezza  temporanea,  ma di tendenze diverse  grazie alle quali, questi ragazzi probabilmente contribuiranno a modificare la figura del classico etilista.
Tra i problemi emergenti nell’età pediatrica, intesa come età fino a 18 anni, il ruolo dell’alcol , come affermato anche dalla Società Italiana di Pediatria, entra pesantemente in gioco.
L’ingravescente problema del  consumo di alcol tra i giovani, ha registrato una progressiva anticipazione a fasce di età inferiori: dunque già durante gli anni della scuola media assistiamo ai primi assaggi di birra.
Alcuni dati, tratti dall’Osservatorio Permanente Giovani e Alcol della Società Italiana di Adolescentologia su un campione di circa duemila studenti di terza media, hanno evidenziato con sorpresa , che oltre la metà dei ragazzi intervistati, ha avuto il suo primo incontro con l’alcol grazie ai propri genitori.
In particolare è emerso che:
-il 59% ha bevuto per la prima volta alla presenza di almeno uno dei genitori
-il 14%lo ha fatto alla presenza di fratelli, nonni zii, ecc.
-l’11,4% ha vissuto l’esperienza con i coetanei
-il 6,9% con amici più grandi
Solo il 10,5% delle ragazze e l’8% dei ragazzi hanno dichiarato di non aver sorseggiato una bevanda alcolica.
Letta in questo modo, questa informazione potrebbe  sembrare negativa ma,  in realtà, dai dati dell’indagine, emerge che gli adolescenti che hanno avuto il primo contatto con l’alcol in ambito familiare, mantengono un rapporto con le sostanze alcoliche molto più moderato rispetto a chi l’esordio lo ha avuto in ambiente tra coetanei.
Nelle famiglie in cui si beve in modo moderato durante i pasti o in occasione di un evento gioioso, difficilmente i figli tenderanno ad associare il consumo di alcolici a comportamenti trasgressivi o ad utilizzarlo in modo scorretto.
Depotenziare quindi  l’alcol dalla valenza trasgressiva, è un modo efficace perché non sia vissuto dagli adolescenti come  una proibizione da violare.
Ma nonostante l’effetto protettivo che la famiglia può creare, l’indagine evidenzia che il condizionamento del gruppo dei pari, al consumo di alcol è comunque forte.
Tra i giovani oggi, c’è una maggior consapevolezza degli effetti dell’alcol, ma questi purtroppo, ancora spesso vengono ricercati in particolari circostanze, prima nei semplici ritrovi tra coetanei, in età successive  nelle discoteche.
Il consumo eccessivo di alcol sta diventando  così abituale fra i ragazzi da costituire  un fenomeno sicuramente preoccupante, in forte crescita sia a livello internazionale che nazionale.
Si stima che in Europa è attribuibile all’uso dannoso di alcol il 25% dei decessi tra i giovani di 15-29 anni e il 10% dei decessi tra le ragazze di pari età.
In Italia  invece, una ricerca di dieci anni, realizzata da Telefono Azzurro e Eurispes, ha evidenziato che Il nostro Paese ha il primato negativo dell’età più bassa del primo contatto con le bevande alcoliche: la media è di 12 anni e mezzo, rispetto ai 14,6 in Europa.
Inoltre il 54,6% dei ragazzi tra 15 e 19 anni ha già sperimentato una volta l’ubriachezza.
Bere in compagnia, mescolando di tutto,nei fine settimana o nelle feste in discoteca, costituisce ormai un fatto  giovanile definito “social drinker” dagli studiosi del fenomeno:  il tutto, non per il piacere del bere  un buon bicchiere di vino, ma solamente per adeguarsi al gruppo o divertirsi (47.6%), per fronteggiare le avversità (41%)  alla ricerca dell’effetto che genera l’alcol e l’ubriacatura: prendendo in prestito un termine inglese dal linguaggio della psicologia  degli anni sessanta, possiamo dire che l’alcol  viene usato dai giovani come strumento di “coping “(sostegno) per fronteggiare eventi stressanti  per il raggiungimento del benessere  verso una  evasione dalla realtà.
Altre motivazioni che inducono i giovani all’abuso di alcol sono il c.d. “sballo”(34%) la trasgressione( 29%) e il darsi delle arie(26%) con manifestazione di ricercato prestigio nel gruppo.
Il consumo di vino,  tipico delle culture mediterranee,  si sta sostituendo oggi con il  consumo di birra e superalcolici come avviene nel Nord Europa.
I ragazzi arrivano a consumare quantità di alcol nettamente superiori alle loro capacità fisiologiche di assorbimento, bevono alcol in maniera compulsiva, anche 6-7 bicchieri in un intervallo di tempo breve, ingeriti in modo veloce ed esagerato: è un altro dei fenomeni  che caratterizza la società di questi giovani, quello noto come “binge drinking” ( bere in modo esagerato).
E l’unico scopo  di queste abbuffate alcoliche  rimane sempre l’ubriacatura immediata, nonché la perdita di controllo, voluta, ricercata, insomma quella che disinibisce.
Tra le nuove tendenze degli adolescenti, sempre alla ricerca di nuove sperimentazioni, da qualche anno si va affermando la c.d.” drunkoressia “o “anoressia da happy hour” consistente nell’abitudine di digiunare per poi consumare bevande alcoliche con duplice finalità: ridurre l’apporto energetico con il digiuno e potenziare gli effetti inebrianti dell’alcol.
Il termine drunkoressia, coniato dai giornalisti del New York Times, non  ancora  riconosciuto dalla medicina ufficiale, indica un nuovo anomalo e pericoloso comportamento alimentare diffuso tra gli adolescenti soprattutto di sesso femminile.
Questo rilevante cambiamento di costumi si sta diffondendo anche in Italia dove si stimano oltre trecento mila casi di ragazzi tra i 14 e i 17 anni.
Ai tradizionali danni provocati dall’alcol al fegato(cirrosi e steatosi) e alle cellule nervose, si aggiungono i danni provocati dal calo ponderale con scomparsa del ciclo mestruale nelle ragazze, alterazioni del ritmo cardiaco, ipertensione arteriosa  e osteoporosi precoce.


Non solo alcol ma anche bevande energizzanti contenenti sostanze   stimolanti come caffeina, taurina, guaranà, ginseng e niacina(i c.d. “energy drink”), stanno destando grande preoccupazione, soprattutto se mescolate all’alcol, perché i giovani le assumono per darsi carica , sensazione di forza e resistenza,  sempre alla ricerca di  quegli effetti di disinibizione comportamentale.
Queste bevande si sono diffuse solo in tempi recenti ma hanno fatto presa con sorprendente rapidità grazie a politiche commerciali e pubblicitarie aggressive e di notevole impatto visivo.
Dal recente rapporto EFSA ( Attività Europea per la Sicurezza Alimentare) emergono dati allarmanti sull’uso di queste bevande energizzanti, sia negli adulti che negli adolescenti di età compresa tra 10 e 18 anni: si arriva ad una percentuale del 68%con un 12%di bevitori cronici ( consumo medio di 7 litri al mese) e un altro 12% di consumatori “acuti”.
Dati preoccupanti riguardano purtroppo anche i bambini da 3 a 10 anni: il 18% di questi consuma energy drink e tra essi il 16% ne consuma in media 0,95 litri a settimana ( almeno 4 litri al mese).
In questo caso sono certamente complici quei contesti familiari in cui i genitori o i fratelli maggiori o  parenti  vari, sono i primi consumatori di tali bevande.
Dunque, il consumo di energy drink , sebbene rappresentativo di un fenomeno che deve essere differenziato dall’abuso di bevande alcoliche, non deve assolutamente essere sottovalutato.
Anche se bisogna sfatare i miti sui loro incredibili poteri, gli energy drink restano comunque una moda da tenere sotto stretta sorveglianza perché favoriscono l’obesità giovanile, altro importante problema, e possono interferire in maniera anomala con il sistema nervoso in quanto i ragazzi hanno una soglia di tolleranza alla caffeina piuttosto bassa.
Non dobbiamo perciò sottostimare il problema, bisogna intervenire in maniera organica e sistematica cercando di capire e valutare gli stili di vita anche della famiglia.
E’ fondamentale sensibilizzare i genitori inducendoli a cogliere nei propri figli i segnali premonitori quali la tendenza all’isolamento, la difficoltà di concentrazione e  memoria con impatto sul rendimento scolastico, i cambiamenti del ritmo sonno veglia con eccessiva sonnolenza diurna, le alterazioni del tono dell’umore, l’aggressività immotivata, la dipendenza da abitudini che tendono a ripetersi in alcune circostanze come ad esempio il digiuno volontario in previsione di una serata con gli amici, il desiderio ossessivo di migliorare le performance sportive.
Ciò che preoccupa però riguarda anche la non conoscenza degli effetti collaterali di queste bevande che si amplificano se a queste si associano alcol e stupefacenti.
Gli energy drink sono più facilmente reperibili degli alcolici e in caso di eccessivo consumo, possono provocare conseguenze immediate come accelerazione del battito cardiaco, alterazione della funzionalità renale,comparsa di episodi di ipertensione, nausea, vomito, malessere psicofisico, calo dell’attenzione e della vigilanza, ancora più pericolose se il giovane è alla guida.
Le conseguenze tardive consistono in dipendenza, riduzione della memoria,delle capacità cognitive ed erosione dello smalto dentario ad opera  degli acidi contenuto nelle bibite.
Questo processo di erosione può avere inizio dopo appena cinque giorni di assunzione continuativa delle bevande ed è irreversibile, cioè non si riforma più lo smalto e i denti vengono esposti a tutta una serie di pericoli che vanno dall’ipersensibilità alla carie, fino alla caduta del dente nei casi più gravi.
L’associazione che riunisce i produttori di bevande analcoliche (Assobibe) ha contestato gli studi sul processo di erosione dei denti da parte di queste bevande  ma limitarne il consumo resta sempre una buona norma.
In conclusione, per tutelare la salute e l’incolumità dei nostri giovani, ognuno dovrebbe collaborare ad arginare queste tendenze, verso le quali oggi facilmente  essi si orientano, frastornati forse dalla eccessiva velocità con cui oggi il mondo  propone le  continue  innovazioni, siano esse virtuali o meno.
Queste tendenze costituiscono vere piaghe della società moderna e influiscono in maniera determinante  su morbilità e mortalità infantile e sul disagio dei giovani in genere.
Troppo spesso uno stato psicofisico alterato dall’eccessivo consumo di alcol ed energy-drink, è causa di gravi incidenti, con elevati tassi di mortalità nelle ore notturne del fine settimana.
In queste situazioni, se l’atteggiamento proibizionistico sembra servire a poco o può essere addirittura controproducente, certamente responsabilizzare è più efficace che proibire; per limitare i danni provocati dall’abuso di alcol e bevande energizzanti, è doveroso raccomandare una sempre maggiore informazione sia ai ragazzi che  alle loro famiglie,cercando le  giuste modalità per analizzare, capire e prevenire il fenomeno evitando giudizi troppo affrettati o soluzioni semplicistiche.
Emerge prepotentemente da queste considerazioni la necessità di un approfondimento capace di comprendere le complesse dinamiche giovanili  condizionate dalla contraddittorietà propria di questa epoca di vita, con una serie di  analisi qualitative  che prendano  in esame sia le espressioni transitorie di tale contraddittorietà ( e che spesso si esprimono anche con altri comportamenti a rischio come  bullismo e violenze sportive)  sia  gli atteggiamenti  sospetti  che possono configurare una vulnerabilità individuale.
L’auspicio è quello di instaurare un progetto articolato alla prevenzione, cooperando non solo con gli specialisti della sanità  ma anche con quelli  di altri settori quali la scuola, la giustizia, le forze politiche, i mass media  e, possibilmente, anche con gli esercenti dei pubblici servizi, alla ricerca di una sorta di Codice etico per la sobrietà e la responsabilità.




Ultimo aggiornamento Lunedì 09 Marzo 2015 09:10