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Il bambino tra passato e presente PDF Stampa E-mail
Scritto da Dr. Adalberto Campagna   
Mercoledì 08 Dicembre 2010 15:56

L'infanzia quale tema antropologico e storiografico, ha assunto rilievo solo in epoca recente con lo sviluppo di branche particolari come la pedagogia, la psicologia e la psicoanalisi.

Nell'antichità greco-romana, ma già nelle famiglie delle antiche società di Mesopotamia, Egitto, Cina,  nonchè di molti regni africani, il bambino rappresentava la pura proiezione del volere del “pater familias”, l'unico soggetto di diritto a cui l'intera famiglia era subordinata; in età adolescenziale poi, il bambino, col  tempo, acquisiva gradualmente uno stato di preparazione  all'età adulta.

Fenomeni quali l'abbandono, la violenza sessuale o la compravendita, erano presenti abbastanza frequentemente in molte popolazioni.

La sopravvivenza e l'educazione dell'infanzia dunque,  erano subordinate alle esigenze della famiglia, ragion per cui,  l'infanticidio veniva  praticato come strumento di selezione: i bambini malformati o i figli illegittimi venivano  facilmente eliminati.

Tale condizione  si protrasse in Europa per molto tempo; con l'avvento del Cristianesimo però, il bambino acquista una particolare dignità morale per richiamo con la nascita e l'infanzia di Cristo.

Nelle lettere di S. Agostino e di San Gerolamo (V secolo) è facile scorgere  una rinnovata attenzione e una osservazione mirata al  comportamento del bambino, definito “infirmus”, cioè debole ma capace di esprimere sentimenti propri; i nuclei familiari furono molto influenzati dalla Chiesa che introdusse perentoriamente  la condanna dell'infanticidio e il concetto dell'innocenza del bambino, intesa come età da proteggere e tutelare.

Nel Medioevo, spesso,  le famiglie non erano in grado di allevare i propri figli, sia per le condizioni di estrema indigenza, sia  per le instabilità delle condizioni di vita; irregolarità delle nascite, infermità o malformazioni del bambino portavano spesso i genitori ad abbandonare i propri figli sulle soglie delle chiese o dei monasteri o a offrirli direttamente alla Chiesa già in tenera età (questi ultimi erano i così detti  bambini “oblati” ).

Si cercava di provvedere in maniera adeguata piu' alle conseguenze dell'abbandono che non all'abbandono in sè, preferendo trovare giuste opportunità di aiuto ai piccoli non accettati;

istituti per l'accoglienza dei bambini abbandonati o orfani e strumenti quali la “ruota” (di cui parleremo più dettagliatamente in seguito) trovano la loro origine proprio nel Medioevo.

Nel Quattrocento, molti benefattori  insieme a vari ordini religiosi, contribuiranno  alla realizzazione in Europa, di vari istituti destinati all'accoglienza dei bambini disagiati.

In Toscana, a Firenze, nel 1445 viene istituito lo Spedale degli Innocenti a cui seguirono nel 1471 il brefotrofio di Augusta in Germania, nel 1481 quello di Strasburgo in Francia e nel 1489 quello di Monaco di Baviera.

Nel Rinascimento, saranno sempre più  gli adulti  che  inizieranno  a  nutrire una piu' umana sensibilità nei confronti dei bambini abbandonati e a cambiare atteggiamento  all'interno delle proprie famiglie.

Il vero mutamento culturale avviene però con l'Illuminismo, periodo durante il quale si avviano profondi mutamenti di atteggiamento verso l'infanzia, ponendo molte più attenzioni alle specifiche esigenze del bambino; si può tranquillamente  affermare che accanto alla ragione nacque il sentimento.

Jean Jacque Rousseau ( filosofo e moralista svizzero. 1712-1778 ) dette la spinta iniziale e  nella sua famosa opera “Emilio”, difese la figura del bambino, teorizzando una nuova educazione e sottolineando l'originalità dell'età infantile e dell'adolescenza; attribui'  cioè valore e dignità al bambino, prendendosi cura di esso in quanto tale.

Col tempo poi  si  affermò anche la tendenza a porre sempre piu', sotto controllo medico, la gravidanza e il parto e si intensificarono molto le pressioni affinchè fosse la madre stessa ad allattare il neonato, evitando il ricorso alle balie.

Nella nuova famiglia borghese, l'infanzia diveniva così, oggetto di premure specifiche ma anche di controlli educativi più rigidi, anche se nella realtà quotidiana, lo sfruttamento, l'abuso,la violenza sui minori, continuavano ad essere presenti.

Questa diversa attenzione all'infanzia, legata a trasformazioni sociali ed economiche, trovò ulteriore sviluppo nel corso del XX secolo; finalmente  nei paesi a maggior sviluppo, si arrivo' ad acquisire    il concetto di infanzia come età decisiva nella formazione dell'adulto oltre che del bambino come persona, dotata di esigenze o sentimenti specifici da rispettare.

Il valore universale dell'infanzia con i suoi inalienabili diritti, trova oggi appropriata collocazione nella società moderna, ormai consapevole del profondo rispetto, necessario alla potenziale spiritualità del bambino da cui dipende il destino dell'umanità futura.

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Dicembre 2010 15:49