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Il fenomeno dei bambini abbandonati : istituti e ruote PDF Stampa E-mail
Scritto da Dr. Adalberto Campagna   
Mercoledì 08 Dicembre 2010 16:02

 

Come già evidenziato in precedenza,  istituti e "ruote" per bambini abbandonati trovano la loro origine nel Medioevo; l'avvio del pieno riconoscimento dei diritti dell'infanzia, è connesso con la diffusione dei valori cristiani nel corso del IV secolo; il  cristianesimo infatti, considerando tutti gli uomini fratelli, opera una lenta rivoluzione sociale, sconvolgendo così la struttura della vita pagana.

Nel 315 l'imperatore Costantino emanò una legge affinchè il fisco soccorresse i bambini abbandonati o di genitori poveri; nel 318 condannò alla pena del parricidio qualunque infanticida, ma autorizzava i genitori a vendere i figli.

Valentiniano e Valente dichiararono omicida chiunque uccideva un bambino e vietarono l' "esposizione".

Ma soltanto Giustiniano ( VI secolo ) equiparò l'abbandono all'infanticidio.

Dopo il Concilio di Nicea ( 325 d.C. ) il cristianesimo dette inizio alla creazione  delle prime strutture dove poter accogliere i bambini abbandonati; verso il 370 d.C. in Medio Oriente sorsero le " Case di Dio".

In Occidente, alle stragi annuali di numerosi piccoli innocenti, si cercò di porre rimedio con i primi xenodochi che iniziavano a sorgere in prossimità delle chiese.

( Gli xenodochi erano strutture di appoggio ai viaggi nel Medioevo adibite ad ospizi gratuiti per pellegrini e forestieri che incominciarono ad accogliere anche quelle povere creature che madri ignote avevano abbandonato.)

Si vuole che un certo arciprete Dateo, mosso a pietà del triste destino dei bambini  abbandonati, abbia raccolto numerosi " esposti " ( forse più di 150 ) creando per essi, a Milano, un istituto speciale che fu il primo brefotrofio in Europa ( anno 787 , seconda metà del secolo VIII ).

I brefotrofi, non a torto, possono considerarsi il simbolo della carità cristiana e della miseria umana.

All'inizio del XII secolo, ad opera di Papa Innocenzo III, fu eretto a Roma  lo Spedale di Santo Spirito in Sassia, resosi poi famoso per aver dato origine alla prima duratura opera di assistenza dei trovatelli.

Innocenzo III affidò la direzione di questo Ospedale al Pio Ordine dei Cavalieri dello Spirito Santo, fondato in Francia da Guido Montpellier e obbligò gli stessi  Cavalieri a raccogliere in uno speciale compartimento tutti i bambini abbandonati.

Si  racconta che Papa Innocenzo III, in seguito alla visita di alcuni pescatori che gli avevano mostrato le loro reti tratte dal Tevere piene di piccoli cadaveri, decise di prendere una posizione in merito:  nel 1198 istituì, per la prima volta in Italia, la così' detta " Ruota ",  meccanismo di legno a forma di cilindro, ruotante su un asse verticale, diviso in due parti chiuse e munite di uno sportello; le parti combaciavano con una apertura posta sulla cinta esterna dell'istituto e permettevano di collocare il bambino abbandonato, senza essere visti.

Facendo girare la Ruota, la parte che conteneva il bambino, veniva immessa all'interno dove, aperto lo sportello, si poteva prelevare il bambino; vicino alla Ruota vi era un campanello che avvisava una guardiana di turno  nota come "rotara", dell'arrivo del bambino.

Quasi tutti i brefotrofi si dotarono di ruote girevoli presso i portoni d'ingresso.

La prima Ruota però nacque in Francia nel 1188  presso l'Ospedale dei Canonici di Marsiglia  e poco dopo ad Aix en Provence e a Tolone, per poi diffondersi anche in Grecia e Spagna ma non in Germania e nei Paesi anglosassoni.

In Inghilterra, l'abbandono dei neonati e l'infanticidio, non venivano affatto considerati un problema sociale tanto che feti  o neonati privi di vita, facilmente si trovavano nelle discariche o nelle fogne.

Con l'annessione del Regno di Napoli al Regno Italico ( 1806-1815) ad opera di Napoleone, la Ruota conosciuta nel meridione anche col nome di buca, torno, curlo o scaffa, venne ufficialmente istituita anche in numerosi altri paesi del Sud per la tutela pubblica dell'infanzia abbandonata.

In realtà ruote degli esposti erano presenti a Napoli anche prima del 1800: nota quella della Santa Casa dell'Annunziata di cui esistono documenti risalenti al 1600.

La mortalità dei bambini abbandonati era altissima alla fine dell'ottocento; si stima che ne morissero all'incirca la metà nel primo anno di vita e un'altra metà prima del compimento del settimo anno di vita.

Le ragioni di questo alto tasso di mortalità, in linea con quello di altri paesi europei, erano legate principalmente  a due ordini di fattori: il periodo trascorso al freddo e il precario stato di nutrizione in cui venivano trovati i bambini, oltre alle malattie infettive contratte nei luoghi di degenza.

Per tale motivo alcuni storici hanno giudicato l'istituzione delle ruote e gli istituti per trovatelli, una forma di infanticidio legalizzato.

La " Ruota "  lasciava comunque i piccoli "esposti" al freddo anche se per un periodo di tempo minore rispetto ai tanti  neonati lasciati davanti alle chiese;

proprio da questa  "esposizione" nacque  il cognome Esposito che era dato a molti di questi infelici.

E se nel napoletano era Esposito il cognome più adoperato per questi bambini, nel Lazio si utilizzava soprattutto Proietti derivante da  "proietto"  cioè gettato via.

In altre parti d'Italia, altri cognomi segnavano i bambini abbandonati: Colombo a Milano, Innocenti a Firenze, Della Scala a Siena e poi  Trovato, Del Frate, Casadei in altre località.

Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Gennaio 2011 16:56