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Lo sport nell'età evolutiva PDF Stampa E-mail
Scritto da Dr. Adalberto Campagna   
Domenica 19 Dicembre 2010 18:30

 LO SPORT NELL’ETA’ EVOLUTIVA:
IL PUNTO DI VISTA DEL PEDIATRA

(A.Campagna)

Convegno a Massa Marittima- Marzo 2004

 

L’attività fisica nell’età evolutiva e in particolare l’avvio del bambino alle varie discipline sportive, costituisce  ancora oggi un  problema  spesso  oggetto di discussione , non solo per  motivi medico-biologici ma anche per le numerose implicazioni etico-sociali e medico legali che questo comporta.

Basti pensare all’influenza  che ha la  pratica sportiva sul processo di evoluzione psico- fisico del bambino, alle indicazioni  e soprattuto controindicazioni assolute e relative, e agli eventuali danni e benefici che ne possono derivare.

Nel tentativo di meglio chiarire i temi dell’attività sportiva nel bambino, sarà utile definire meglio cosa si intende oggi per età evolutiva.

Essa comprende sei periodi:

-neonatale ( le prime 4 settimane di vita)

-prima infanzia ( da 1 mese a 2 anni)

-seconda infanzia ( da 2 a 6 anni)

-terza infanzia ( da 6 a 12 anni- crisi puberale)

-età puberale:

-prepuberale (10-12 anni) puberale ( da 12 14 anni) post-puberale (14-16 anni)

-adolescenza ( fino alla fine dell’accrescimento cioè 20-21 anni)

Tralasciando la prima infanzia (dove già a partire dai 3 mesi si possono consigliare corsi di acquaticità favorenti la maturazione del sistema nervoso centrale del bambino) e la seconda infanzia (dove si possono consigliare sport facili come nuoto e calcio solo sotto forma di gioco), la terza infanzia e la pubertà sono i periodi che interessano maggiormente i problemi riguardanti l’accrescimento fisico e la pratica dello sport.

E’ doveroso altresì precisare cosa si intende per attività fisica e attività sportiva.

L’attività fisica riguarda le varietà ludico addestrative e formative : lo scopo primario è il divertimento,lo svago, il miglioramento dello stato di salute attraverso il miglioramento delle capacità fisiche.

Il gioco, rappresentato in tutte le sue forme ( individuale, a coppie, collettivo) è il perno sul quale va impostata la formazione fisica e psicologica in quanto il gioco favorisce la strutturazione dello schema corporeo ovvero la conoscenza del proprio corpo in tutte le situazioni statiche e dinamiche nello spazio e nel tempo.

Svolgere attività fisica però non significa necessariamente fare attività sportiva, ma una attività fisica consistente può essere esercitata soltanto sotto forma di attività sportiva; il termine sport deve essere interpretato nella sua accezione più ampia, ricordando che nell’origine stessa della parola sport (dal francese antico “desportes”) c’è la nozione di divertimento.

L’attività sportiva a sua volta si riferisce più propriamente  alla competizione, alla gara, differenziandosi dall’agonismo vero e proprio che comprende oltre alla competizione anche una metodologia  e costanza negli allenamenti per il raggiungimento di prestazioni ad alto livello.

 

Come vengono influenzati i processi di crescita dall’attività sportiva?

 

Non risulta provata alcuna significativa influenza dell’attività fisica sulla statura definitiva del singolo soggetto.

Relativamente al peso invece si può affermare che un razionale allenamento determina certamente una riduzione del tessuto adiposo ed un modesto incremento della massa magra senza significative variazioni del peso corporeo (l’entità di tali fenomeni appare ovviamente correlata all’intensità degli allenamenti)

In particolare a livello del tessuto adiposo non sempre si è potuto dimostrare una riduzione del volume cellulare mentre a livello del tessuto muscolare si può affermare che anche allenamenti brevi possono determinare un sensibile incremento delle masse muscolari (ipertrofia), soprattutto nei distretti corporei particolarmente interessati dall’allenamento.

Fatte queste premesse, indispensabili per una miglior comprensione del problema, la prima domanda che ci possiamo porre, circa l’opportunità di far praticare uno sport al bambino è questa:

Perchè lo sport?

Il principale obiettivo dell’attività fisica e sportiva del giovane è quello di uno sviluppo generale delle capacità motorie in un contesto di educazione e formazione globale della personalità, il tutto nei processi che regolano l’accrescimento fisiologico e psicologico.

Lo sport,  se praticato in maniera corretta , tenendo conto anche delle caratteristiche fisiche del bambino e delle sue predisposizioni, contribuisce a favorire una crescita sana ed equilibrata.

Negli ultimi anni la popolazione sportiva pediatrica  è diminuita: dai dati provenienti dalla”Relazione sullo stato sanitario del Paese 2001-2002” riguardanti l’attività fisica, emerge quanto segue:

-aumenta il numero dei sedentari

-tale fenomeno assume particolare rilievo tra i giovani

Cito alcuni dati:

-         tra 18-19 anni la quota di soggetti inattivi era pari al 24% nel 2001 (18.1% nel 1997)

-         tra 6-10 anni la quota di soggetti inattivi era pari al 21.6% nel 2001 (17.1% nel 1997).

Eppure bambini e adolescenti potrebbero ottenere numerosi benefici dalla pratica regolare di una attività fisica non necessariamente troppo intensa. 

Tra i vantaggi che lo sport può arrecare all’intero organismo, c’è lo stato di benessere ed equilibrio psico-fisico, ma non sono da trascurare la socializzazione e l’educazione alle regole che lo sport comporta.

 Vorrei sottolineare però, come risulti essenziale per il benessere psico-fisico (c.d.”salute dinamica”) la buona capacità di adattamento al lavoro fisico, condizione che si può ottenere solo con un allenamento sportivo continuo, ritmico e di intensità adeguata all’età.

Quindi solo un allenamento sportivo adeguato, sarà in grado di produrre vantaggi per l’intero organismo,  dall’apparato di sostegno al comportamento e alla personalità del ragazzo.

L’educazione motoria potrà così consentire anche in tempi relativamente brevi, vistosi miglioramenti di postura e atteggiamento; a livello della  muscolatura avremo ipertrofia  delle fibre muscolari ( masse muscolari simmetricamente toniche).

I gesti fluidi e ritmici favoriranno una migliore mobilità articolare.

Un buon programma di allenamento favorirà un aumento della massa corporea magra e una migliore ossigenazione dei tessuti,  conseguenza di una gittata sistolica più valida, ( cioè il cuore pompa meglio),  la pressione arteriosa si manterrà entro livelli ottimali  con azione preventiva nei confronti dell’ipertensione dell’età adulta.

L’apparato respiratorio produrrà nel bambino  un miglioramento delle capacità respiratorie ed una efficace dinamica costo-diaframmatica.

L’allenamento è più efficace nell’età evolutiva rispetto all’età adulta nel modificare il volume polmonare e cardiaco.

Le calorie perse con l’attività fisica contribuiranno  alla prevenzione della obesità che nel nostro paese sta raggiungendo punte del 30-40%.

In questi soggetti le difficoltà motorie tendono a cronicizzarsi per lo scarso dinamismo di base dovuto sia a fattori psicoambientali sia a difficoltà a praticare con destrezza attività fisiche semplici.

Non sono da trascurare perciò, per coloro che non praticano attività sportiva, i danni dovuti alla sedentarietà che possono provocare quella conosciuta come   "sindrome ipocinetica” ovvero sindrome da mancato o insufficiente esercizio fisico.

Questa sindrome è caratterizzata dall’interessamento di uno o più dei grandi apparati fino all’instaurarsi di quei quadri noti con il nome di paramorfismi dell’età evolutiva.

Al contrario dei bambini che praticano attività fisica, questi “sedentari” presentano incapacità da parte del loro apparato circolatorio e respiratorio a rispondere in maniera adeguata a sforzi anche di lieve entità.

Da queste affermazioni si evince chiaramente quanto possa essere importante praticare una adeguata attività fisica-sportiva nell’età pediatrica.

Definiti in linea di massima alcuni dei  vantaggi che derivano dalla pratica sportiva sullo stato di salute fisica dell’individuo, vorrei altresì   ricordare  gli  effetti(certamente positivi ma alcuni  negativi) capaci di agire più propriamente sulla sfera psichica del bambino.

Tra gli effetti positivi possiamo citare:

- maggior sviluppo dell personalità

 -buona adattabilità

 -buona capacità di socializzazione

 -maggior tolleranza alle frustazioni

 -valida autostima

 -miglior rendimento scolastico

 -ridotta aggressività

-giusto controllo dell’ansia

Nella mia esperienza di Pediatra, non  posso però esimermi  dal riferire come a volte i genitori tendono a snaturare il significato primario dello sport in funzione del raggiungimento di prestazioni stressanti, che esulano totalmente dal reale significato del benessere psico-fisico e che alla lunga, rischiano di alterare il delicato equilibrio psichico del bambino in formazione.

Questo è il lato negativo che si ripercuote sulla psiche del bambino.

Pertanto è necessario domandarsi:

  •  a che età può essere concessa la partecipazione a sport di tipo competitivo?
  • quanto sono stressanti sul piano emotivo competizioni sportive fra ragazzi?

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Senza dubbio, entro certi limiti, queste stimolano il ragazzo a dare il meglio di se; il problema è di sapere fino a che punto questo sia un fatto vantaggioso per la psiche del ragazzo; si può affermare che gli sport singoli comportano un stress maggiore rispetto a quelli collettivi.

Quindi dal punto di vista psicologico, è consigliabile che l’ attività agonistica in età evolutiva, ma soprattutto in età prepubere, venga limitata agli sport di squadra nei quali lo stress emotivo è distribuito.

Alcuni dei ragazzi che fanno sport agonistico, possono presentare disturbi psicosociali tra i quali ricordiamo l’egocentrismo esasperato (culto della personalità), sindrome del campione da esagerata autostima, reazioni negative a situazioni frustranti, isolamento, divismo.

E’ al Pediatra che spetta il compito di difendere il diritto del bambino al benessere derivatogli dallo sport, cogliendo i lati negativi di uno scompenso in cui i genitori possono scivolare erroneamente motivati da pulsioni sia  sociali che ambientali.

Si rischia di configurare un quadro di psicopatologia dello sport come risultato di conseguenze di sollecitazioni genitoriali, male insegnate e male interpretate.

 

Quale sport e a quale età?

Non è facile fissare l’età di inizio più opportuna  per una determinata attività sportiva facendo riferimento alla sola età anagrafica (cronologica) dal momento che esistono notevoli difformità delle caratteristiche morfofunzionali osservabili in soggetti di pari età.

Come parametro di riferimento considereremo l’età biologica (organica) e non quella anagrafica o scheletrica in quanto entrambe possono fornire utili dati sul momento evolutivo del soggetto.

I bambini presentano una notevole variabilità nello sviluppo sia fisico che psichico per cui , a parità di età, un bambino può essere a ad uno stadio di maturazione più o meno avanzato.

La scelta di uno sport non deve dipendere solo dai genitori che non sempre tengono in debito conto le eventuali preferenze del bambino; la scelta deve essere concordata e deve considerare le caratteristiche fisiche del bambino per consentirgli lo sport più adatto.

In considerazione della mancanza di precise notizie circa l’età di avviamento allo sport, è ragionevole consigliare cautela ed è necessario che il pediatra e la collettività possano essere sicuri che sia garantita l’incolumità psico-fisica del bambino mediante programmi standardizzati di allenamento.

Un orientamento propositivo come principio generale di buon senso, potrebbe essere il seguente:

-seconda e terza infanzia : sport libero, non organizzato, non unilaterale non di resistenza

-pubertà iniziale: sport organizzato, non unilaterale, non di resistenza, ragionevolmente competitivo per gli esercizi di potenza

-pubertà avanzata: sport organizzato, anche unilaterale, ragionevolmente competitivo per gli esercizi di resistenza

-tarda adolescenza: sport organizzato, unilaterale , competitivo.

In pratica sino alla pubertà l’attività motoria e sportiva dovrebbero essere  finalizzate essenzialmente alla conoscenza motoria del proprio corpo e alla coordinazione dei movimenti, con l’inizio della pubertà si possono iniziare veri programmi di allenamento, mirati e più tecnici.

Successivamente andrà impostato un graduale avvicinamento all’attività agonistica e solo dopo un ragionevole periodo di maturazione , sarà lecito passare all’eventuale specializzazione sportiva.

L’aspetto agonistico in particolare deve essere curato sin dai primi anni di attività sportiva: la possibilità di confrontarsi con i coetanei è per il bambino un momento di verifica delle proprie capacità, dei progressi tecnici raggiunti; l’agonismo ha una notevole valenza sul piano psicologico poiché è l’occasione nella quale il bambino di una certa età impara non solo a vincere ma anche a perdere.

Non sempre dallo sport il giovane  deve esigere il successo, ma con lo sport  il giovane deve forgiare la sua sana  personalità per la futura vita da adulto.

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CONCLUSIONI

L’attività sportiva nell’età evolutiva deve essere razionalmente praticata e adeguatamente controllata e tutto ciò coinvolge inevitabilmente la responsabilità di familiari, tecnici , allenatori e medici.

In particolare noi Pediatri dovremo interagire molto più strettamente con i Medici sportivi,  tecnici e psicologi , per assicurare al bambino i reali benefici che possono derivare da una attività fisica sportiva correttamente praticata; bisogna inoltre ribadire in ogni sede, a politici e responsabili di qualsiasi organizzazione sportiva , come da sempre sostenuto da Aicardi, che la direttiva deve essere “Lo Sport per i giovani” e non “I giovani per lo sport “

Bisognerà incoraggiare precocemente i piccoli all’attività fisica quotidianamente e nel processo  della  crescita,  assicurare loro divertimento e benessere, positiva immagine di se, adeguata vita  sportiva, attraverso uno sport inteso quale indispensabile e insostituibile servizio sociale.

 

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 16 Luglio 2012 10:39